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I SACRAMENTI nel CCC

Con il Battesimo, fondamento di tutta la vita cristiana, siamo liberati dal peccato, rigenerati come figli di Dio e siamo membra di Cristo, incorporati alla Chiesa e partecipi della missione sacerdotale, profetica e regale di Cristo.

 Come viene chiamato questo sacramento?

Viene chiamato Battesimo perché il rito principale è il battezzare (dal greco baptizein che significa “tuffare, immergere”; l‟immersione nell‟acqua è simbolo del tuffo del battezzando nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui quale “nuova creatura” (Gal 6,15).

Come viene celebrato il sacramento del Battesimo?

I vari passi della celebrazione sono i seguenti:

  • segno di croce sulla fronte del battezzando: esprime il sigillo di Cristo che significa la grazia della redenzione, dono ricevuto per mezzo della croce di Cristo; - annunzio della parola di Dio (letture bibliche) per essere illuminati e suscitare la    risposta della fede;
  • uno o più esorcismi per essere liberati dal demonio;
  • unzione sul petto con l‟olio dei catecumeni (unzione prebattesimale): tale unzione è segno di  salvezza per aiutare il battezzando ad evitare il male; - così preparato, può professare la fede della Chiesa ( con il Credo);
  • segue la consacrazione dell’acqua battesimale con EPICLESI. I battezzati con quest‟acqua nasceranno “dall‟acqua e dallo Spirito” (Gv 3,5), fondamentale per    entrare nel Regno;
  • quindi il rito del Battesimo: triplice immersione nell‟acqua battesimale o con il triplice versamento dell‟acqua sul capo del candidato. Il tutto è accompagnato dalla     formula trinitaria in cui verrà battezzato il candidato. Alla invocazione di ogni     persona della SS.Trinità, il candidato viene risollevato dall‟acqua
  • segue l‟imposizione della veste bianca: il battezzato si è rivestito di Cristo e dovrà conservare la purezza;
  • segue la consegna della candela, accesa al cero pasquale: significa che Cristo haquindi l’unzione con il sacro crisma sulla fronte del battezzando (il crisma è l‟olio profumato consacrato dal Vescovo). Questa unzione significa il dono dello SpiritoSanto al nuovo battezzato. Egli è divenuto un cristiano, ossia “unto” di Spirito Santo, incorporato a Cristo, che è unto Sacerdote, Profeta e Re; “illuminato” il neòfita. Ora egli è figlio di Dio nel Figlio unigenito; - la benedizione solenne conclude la celebrazione del Battesimo.

Chi può ricevere il Battesimo?

Può ricevere il battesimo ogni uomo non battezzato.

Il Battesimo degli adulti – Questo avviene all‟interno della iniziazione cristiana con il periodo di catecumenato che si conclude con la celebrazione dei sacramenti della iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. [Il termine

“catecumenato”, o formazione dei catecumeni, deriva dal greco come la parola

“catechesi”. Il catecumeno è colui che si prepara a ricevere, con apposita formazione sulla dottrina cristiana fondamentale, i sacramenti della iniziazione cristiana]. Il catecumenato ha lo scopo di permettere ai catecumeni di condurre a maturità la loro conversione e la loro fede.

Il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale, necessario per lo sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. È l‟ambito proprio del catechismo. Sin dal II secolo, ma probabilmente anche agli inizi della predicazione apostolica, c‟era la tradizione di battezzare i bambini.

In tutti i battezzati, dopo il battesimo, la fede deve crescere. Per questo ogni anno, nella Veglia pasquale, la Chiesa celebra la rinnovazione delle promesse battesimali. Per lo sviluppo della grazia battesimale è importante l‟aiuto dei genitori, padrini e della comunità ecclesiale per il sostegno a continuare nel cammino di vita cristiana.

 Chi può battezzare?

I ministri ordinari del battesimo sono il Vescovo, il presbitero e il diacono. Ma in caso di necessità, chiunque può battezzare, anche se non è stato battezzato; può battezzare usando la formula trinitaria, purché abbia l‟intenzione di fare ciò che fa la Chiesa quando battezza.

La necessità del Battesimo

Il Battesimo è necessario per la salvezza (lo stesso Gesù afferma: “Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio”, Gv3,5). Secondo la Chiesa, i non battezzati che subiscono la morte a motivo della fede, ricevono il Battesimo di sangue. Questo tipo di Battesimo, come pure il desiderio di ricevere il Battesimo, unito al pentimento dei propri peccati, assicura loro la salvezza. Quanto ai bambini, morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla grande misericordia di Dio e alla tenerezza di Gesù verso i bambini (Mc 10,14) e sperare che ci sia salvezza anche per loro.

 La grazia del Battesimo

I due effetti principali operati dal Battesimo sono: la purificazione dai peccati e la nuova nascita nello Spirito Santo (At 2,38; Gv 3,5). Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati compreso il peccato originale e tutte le pene conseguenza dei peccati. Rimane però nel battezzato l‟inclinazione al peccato che la Tradizione chiama concupiscenza. Con il Battesimo quindi si è purificati da tutti i peccati, si è “nuova creatura” (2Cor 5,17), un figlio adottivo di Dio (Gal 4, 5-7), partecipi della vita divina (2Pt 1,4), membro di Cristo (1Cor 6,15) e coerede con lui (Rm 8,17) e tempio dello spirito Santo (1Cor  6,19). Inoltre la SS.Trinità dona al battezzato la grazia santificante che lo rende capace di credere, amare Dio e vivere in Spirito Santo per i doni da lui ricevuti. Si è inoltre incorporati alla Chiesa e si appartiene a Cristo. Per tutto questo, i battezzati devono professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa. Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della sua appartenenza a Cristo. Il Battesimo non può essere ripetuto.

 

Il sacramento della Confermazione rafforza la grazia battesimale. Si è più vincolati alla Chiesa, si è arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e quindi più obbligati a diffondere e difendere con la parola e con le opere la fede come testimonianza di Cristo (Lumen Gentium, 11).

 La Confermazione nell’Economia della salvezza

Nell‟Antico Testamento, i profeti hanno annunciato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso (Is 11,2) in vista della sua missione salvifica (Is 61,1; Lc 4,16-22). La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo battesimo nel Giordano, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio (Gv 1,33-34; Mt 3, 13-17). Tutta la vita di Gesù si svolge in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà “senza misura” (Gv 3,34).

Dopo averlo promesso, Cristo ha effuso lo Spirito dapprima il giorno di Pasqua (Gv 20,22) [non era presente l‟ApostoloTommaso] e in seguito il giorno di Pentecoste (At 2,1-4). Fin d‟allora gli Apostoli, seguendo il volere di Cristo, comunicavano ai neòfiti, attraverso l‟imposizione delle mani, il dono dello Spirito, destinato a completare la grazia del Battesimo (At 8,15-17). Questa imposizione delle mani viene considerata dalla tradizione cattolica come la prima origine del sacramento della Confermazione. Per meglio esprimere il dono dello Spirito Santo, ben presto all‟imposizione delle mani si è aggiunta l‟unzione di olio profumato (crisma). Tale unzione spiega il termine di “cristiano” che significa “unto” e che trae la sua origine da quella di Cristo stesso, che Dio consacrò [“unse”] in Spirito Santo (At, 10,30) [nel battesimo di Giovanni Battista].

In Oriente, il sacramento della Confermazione è chiamato Crismazione, cioè unzione con il crisma. In Occidente il termine Confermazione suggerisce che questo sacramento conferma il Battesimo e rafforza la grazia battesimale.

I segni e il rito della Confermazione

Il segno dell‟unzione con il crisma indica e imprime il sigillo spirituale ed è il segno della consacrazione (è il sigillo dello Spirito Santo). Questo sigillo segna l‟appartenenza totale a Cristo. Gesù stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo (Gv 6,27). Il sacro crisma è consacrato dal Vescovo, il Giovedì Santo, durante la Messa crismale.

Celebrazione – La liturgia del sacramento ha inizio con la rinnovazione delle promesse battesimali e con la professione di fede. Segue il rito essenziale della Confermazione. Nel rito latino, il sacramento della Confermazione si conferisce mediante l‟unzione con il crisma sulla fronte, che si fa con l‟imposizione della mano e con le parole: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. Il rito si conclude con il “bacio di pace” che esprime la comunione ecclesiale con il Vescovo e con tutti i fedeli.                 

Gli effetti della Confermazione

L‟effetto della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo che comporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale: più uniti a Cristo e alla Chiesa, più profondamente figli di Dio, più coraggiosi nella testimonianza cristiana. Questo sacramento imprime un “carattere” indelebile ed è conferito una sola volta.

 Chi può ricevere questo sacramento?

Ogni battezzato che non l‟abbia ancora ricevuto. Nella Chiesa latina, può riceverlo chi ha l‟età della “discrezione”. Ma in pericolo di morte, i bambini devono ricevere questo sacramento anche se non hanno l‟età della discrezione. Per poter ricevere il sacramento, occorre essere purificati con il sacramento della Penitenza.

 Il ministro della Confermazione

Il ministro ordinario è il Vescovo che, per necessità, può concedere ai presbiteri la facoltà di amministrare la Confermazione. Se un cristiano si trova in pericolo di morte, qualsiasi presbitero può conferirgli la Confermazione.

La santa Eucaristia completa l‟iniziazione cristiana.

 L’Eucaristia – fonte e culmine della vita ecclesiale

L‟Eucaristia è fonte di tutta la vita ecclesiale cioè della vita della Chiesa e di ogni suo membro, in quanto da essa scaturisce tutto il bene spirituale della Chiesa cioè lo stesso Cristo, fonte di comunione della vita divina e di unità del popolo di Dio. L‟Eucaristia è culmine della vita ecclesiale in quanto in essa è culmine sia dell‟azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo e sia perché in essa è il culmine del culto reso dagli uomini a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo.

 Come viene chiamato questo sacramento?

Viene chiamato con diversi nomi, tra  i quali i seguenti:

Eucaristia: perché è rendimento di grazie a Dio (gr. Eucharistia = “ringraziamento”). Cena del Signore: perché ricorda l‟ultima Cena del Signore con i suoi Apostoli. Frazione del pane: perché così avvenne nell‟ultima Cena quando Gesù distribuì il pane agli Apostoli come capo della mensa (cena ebraica).

Memoriale: in quanto l‟Eucaristia è memoriale della passione e della risurrezione di Cristo.

Santo sacrificio: perché attualizza l‟unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l‟offerta della Chiesa.

Comunione: perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo.

Santa Messa: perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l‟invito Ite,missa est (frase latina tradotta in “Andate, la Messa è finita”), che significa in realtà “Andate, (l‟Eucaristia) è inviata”, affinché i fedeli compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

 L’Eucaristia nell’Economia della salvezza

I segni del pane e del vino – Al centro della celebrazione eucaristica si trovano il

pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l‟invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del signore (“…fate questo in memoria di me”, Lc 22,19), la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al giorno del suo ritorno glorioso, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua passione.

L’istituzione dell’Eucaristia – Dopo aver lavato i piedi dei suoi Apostoli, Gesù volle manifestare il suo amore per gli Apostoli. Per non allontanarsi mai da loro e renderli partecipi della sua pasqua, istituì l‟Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli “in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza” (Concilio di Trento).

Il racconto dell‟istituzione dell‟Eucaristia ci è stato trasmesso dai tre Vangeli sinottici (Mt 26,17-29; Mc 14,12-25; Lc 22, 7-20), mentre Giovanni riferisce le parole di

Gesù che preparano l‟istituzione dell‟Eucaristia: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna…” (Gv 6,54), parole pronunciate  nella sinagoga di Cafarnao.

 

La celebrazione liturgica dell’Eucaristia

La Messa lungo i secoli – La liturgia eucaristica si svolge secondo una struttura fondamentale che si è conservata dal II secolo sino ai nostri giorni. Essa si articola in due grandi momenti:

  • la liturgia della parola (letture bibliche, omelie e la preghiera dei fedeli detta

“preghiera universale”, perché si prega per tutti gli uomini);

  • la liturgia eucaristica (presentazione del pane e del vino, consacrazione e Comunione).

Svolgimento della celebrazione – Questa avviene secondo i seguenti passi:

  1. Riunione dell’Assemblea, presieduta da Cristo rappresentato dal Vescovo o dal presbitero (in persona Christi Capitis=”nella persona di Cristo Capo);
  2. Liturgia della Parola: letture bibliche e omelia di esortazione ad accogliere la Parola di Dio ascoltata e metterla in pratica.
  3. Offertorio (offerta del pane e del vino).
  4. La colletta: i fedeli presentano, con il pane e il vino, i loro doni perché siano   condivisi con i bisognosi (è una consuetudine che risale dai primi cristiani:

1Cor 16,1).

  1. Preghiera Eucaristica: preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione,     con i seguenti momenti:
  • PREFAZIO (lat. “detto prima”): introduzione alla preghiera eucaristica con cui la Chiesa rende grazie al Padre per tutte le sue opere e conclude con il tre volte Santo .
  • EPICLESI: la Chiesa prega il Padre affinché mandi il suo Santo Spirito (o la potenza della sua benedizione) sul pane e sul vino, affinché diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Cristo. Ciò avviene per l‟efficacia della  parola e dell‟azione di Cristo e per la potenza dello Spirito Santo.
  • MEMORIALE o ANAMNESI (dal greco anamnesis,”ricordo”): la Chiesa fa memoria della passione e risurrezione e ritorno glorioso di Gesù Cristo e presenta al Padre l‟offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui (“…offriamo alla tua maestà divina,…, la vittima pura, santa e immacolata, pane santo della vita eterna e calice dell‟eterna salvezza…”, Preghiera Eucaristica I).
  •  INTERCESSIONI: nel ricordare i vivi, presenti nella celebrazione, e i defunti, la Chiesa manifesta che l‟Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti, nella comunione con il Papa e i Vescovi, presbiteri e diaconi.
  1. Comunione (preceduta dal “Padre nostro” e dalla frazione del pane): in questo momento i fedeli ricevono il Corpo e il Sangue di Cristo.

 Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza

L‟Eucaristia è:

  • azione di grazie e lode al Padre;
  • memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo, la Chiesa;
  • presenza di Cristo in virtù della potenza della sua parola e del suo Spirito.

L’azione di grazie e la lode al Padre – L‟Eucaristia è un sacrificio di ringraziamento al Padre, da parte della Chiesa, per tutti i suoi benefici, per tutto ciò che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la santificazione. L‟Eucaristia è anche un sacrificio di lode, con il quale la Chiesa canta la gloria di Dio in nome di tutta la creazione.

Memoriale del sacrificio di Cristo e della Chiesa, suo corpo Nelle

preghiere eucaristiche, dopo le parole dell‟istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi o memoriale. La Chiesa fa memoria della Pasqua di Cristo e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto sulla croce una volta per tutte rimane sempre attuale (Eb 7,25-27). Ogni volta che questo sacrificio viene celebrato sull‟altare, si effettua l‟opera della nostra redenzione (Lumen Gentium,3).  In quanto memoriale della Pasqua di Cristo, l‟Eucaristia è anche un sacrificio: nell‟Eucaristia, Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che “ha versato per molti, per il perdono dei peccati” (Mt 26,28).

Dunque l‟Eucaristia è un sacrificio perché ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché oltre ad esserne il memoriale, ne applica il frutto (l‟efficacia salvifica applicata alla remissione dei nostri peccati quotidiani). Sulla croce fu un sacrificio cruento, nella Messa è un sacrificio incruento.

L’Eucaristia è anche il sacrificio della Chiesa. La vita dei suoi membri, le loro sofferenze, il loro lavoro e le loro preghiere sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale. Il sacrificio di Cristo riattualizzato sull‟altare offre a tutte le generazioni di cristiani la possibilità di essere uniti alla sua offerta. Il sacrificio eucaristico è offerto anche per i fedeli defunti affinché i morti in Cristo e non ancora completamente purificati, possano entrare nella luce e nella pace di Cristo. La presenza di Cristo operata dalla potenza della sua parola e dello Spirito Santo. Nel Santissimo Sacramento dell‟Eucaristia, con l‟anima e la divinità, è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di Cristo.

S.Ambrogio (IV secolo d.C.) afferma che l‟efficacia della consacrazione è maggiore di quella della natura, perché, per l‟effetto della consacrazione, la stessa natura viene trasformata.

Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione (latino: “cambiamento di sostanza”).

(Concilio di Trento).

La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Nella liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino con l‟atto di genuflessione o l‟inchino in segno di adorazione verso il Signore.

 Il banchetto pasquale

La Messa è anche sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo.

L‟altare cristiano è simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all‟assemblea dei  suoi fedeli sia come vittima offerta per la nostra riconciliazione sia come alimento celeste che si dona a noi.

“Prendete e mangiatene tutti”: la Comunione – Per ricevere il sacramento dell‟Eucaristia, su invito del Signore (Gv 6,53), dobbiamo prepararci per essere degni: il peccatore dovrà confessarsi prima di accedere alla Comunione e tutti i fedeli dovranno osservare il digiuno prescritto dalla Chiesa per ricevere il sacramento. La Chiesa obbliga i fedeli a ricevere l‟Eucaristia almeno una volta l‟anno, possibilmente nel tempo pasquale, preparati dal sacramento della Riconciliazione.

I frutti della Comunione – La Comunione accresce la nostra unione a Cristo: è il  frutto principale. La Comunione ci separa dal peccato perché ci purifica dai peccati allontanandoci da quelli futuri. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo, tanto più rimaniamo lontani dal peccato.

L’Eucaristia fa la Chiesa perché coloro che ricevono l‟Eucaristia sono uniti più strettamente a Cristo che li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la Chiesa. La Comunione fortifica questa incorporazione alla Chiesa già realizzata con il battesimo. L’Eucaristia e l’unità dei cristiani – Le Chiese orientali che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica celebrano l‟Eucaristia con grande amore.

Mentre con le comunità ecclesiali sorte dalla Riforma non è possibile l‟intercomunione eucaristica in quanto respingono la dottrina della transustanziazione, ma M.Lutero (1483-1546) lo fa a motivo delle basi aristoteliche di quella dottrina (con i concetti di sostanza e accidenti), pur credendo nella presenza reale di Cristo nell‟Eucaristia, ma altri riformatori credono nella sola presenza spirituale.

Come viene chiamato questo sacramento?

Viene chiamato con i seguenti nomi:

  • sacramento della Conversione, perché realizza la conversione del peccatore;
  • sacramento della Penitenza, perché consacra un cammino di pentimento; - sacramento della Confessione, perché l‟elemento essenziale del sacramento è la confessione dei peccati davanti al sacerdote;
  • sacramento della Riconciliazione, perché dona al peccatore la riconciliazione con Dio;
  • sacramento del Perdono: perché attraverso l‟assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente il perdono e la pace.

 Perché un sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo?

Per purificarsi dai peccati commessi dopo il Battesimo.

La conversione dei battezzati

Si ha questa seconda conversione (la prima è quella ottenuta con il Battesimo) con il sacramento della Riconciliazione per essere purificati dai peccati commessi dopo il Battesimo.

 La penitenza interiore

La penitenza interiore è la conversione del cuore, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesso, e con il desiderio e la risoluzione di cambiare vita sperando nella misericordia di Dio e nell'aiuto della sua grazia.

Le molteplici forme della penitenza nella vita cristiana

Queste forme penitenziali per la nostra conversione e il perdono dei nostri peccati sono:

  • nella vita quotidiana: esame di coscienza, accettazione delle sofferenze, seguire Gesù portando la propria croce (Lc 9,23), Eucaristia; - lettura della Sacra Scrittura;
  • preghiere, ogni atto di culto e di pietà, esercizi spirituali; - digiuno, elemosina, opere di carità.

 Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

Dio solo perdona il peccato – Gesù in virtù della sua autorità divina di perdonare i peccati (Mc 2,10), dona tale potere ai suoi Apostoli e loro successori affinché lo esercitino nel suo nome (Gv 20,21-23).

Riconciliazione con la Chiesa – Il Signore dona agli Apostoli e loro successori anche il dono di riconciliare i peccatori con la Chiesa dando ad essi l‟incarico di “legare e di sciogliere” (Mt 18,18). Le parole legare e sciogliere significano: colui che gli Apostoli escluderanno dalla loro comunione sarà escluso dalla comunione con Dio e colui che, invece, sarà accolto di nuovo nella loro comunione, Dio lo accoglierà nella sua. Il sacramento del perdono – Questo sacramento, istituito per perdonare i peccati commessi dopo il Battesimo, come si è già detto, presenta una struttura con due elementi essenziali:

  • l‟atto del penitente che si converte;
  • l‟atto di Dio che, mediante il Vescovo e i suoi presbiteri, concede il perdono dei

 Gli atti del penitente

Questi sono: la contrizione, la confessione e la soddisfazione.

CONTRIZIONE: è il dolore dell‟animo, dolore interiore con disapprovazione del peccato commesso e il proposito di non peccare più;

CONFESSIONE: il peccatore confessa al sacerdote (almeno una volta l‟anno) i suoi peccati ;

SODDISFAZIONE: è detta anche penitenza; per recuperare la piena salute spirituale si deve soddisfare in modo adeguato o espiare i propri peccati, completando la sua purificazione.

 Il ministro di questo sacramento

Quali successori degli Apostoli, il Vescovo e i presbiteri esercitano questo ministero, perché essi, in virtù del sacramento dell‟Ordine, hanno il potere di perdonare i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Colui che è colpito dalla scomunica (la pena ecclesiastica più severa), per peccati gravi, non può ricevere i sacramenti e né compiere determinati atti ecclesiastici. Secondo il diritto della Chiesa, lo scomunicato può essere assolto solo dal Papa, dal Vescovo del luogo e da presbiteri da loro autorizzati.

In pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di confessare, può assolvere da qualsiasi peccato e anche dalla scomunica.  La Chiesa obbliga il confessore a mantenere un segreto assoluto sui peccati confessati dal penitente.

 Gli effetti di questo sacramento

Il fine e l‟effetto di questo sacramento sono la riconciliazione con Dio e con la Chiesa. La riconciliazione con Dio comporta per il peccatore convertito il dono della dignità dei figli di Dio e cioè l‟amicizia di Dio (Lc 15,32). La riconciliazione con la Chiesa comporta quella comunione fraterna incrinata dal peccato e comporta anche un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di un suo membro (1Cor 12,26).

Le indulgenze

Che cosa è l’indulgenza e le pene del peccato – Le pene del peccato  si distinguono in:

  • pena eterna: è la condanna eterna di privazione del Paradiso;
  • pena temporale: è una pena da scontarsi nel tempo necessario per una completa purificazione, o sulla terra o in Purgatorio, dopo la morte.

 L‟indulgenza è la remissione parziale (solo una parte) o plenaria (tutta) della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa. Le indulgenze si possono acquisire per se stessi o per applicarle ai defunti.

Con l‟assoluzione sacramentale si ottiene il perdono dei peccati e quindi la remissione della pena eterna ma rimangono le pene temporali del peccato. Per soddisfare in modo adeguato o “espiare” i propri peccati, il cristiano deve sforzarsi di sopportare le sofferenze e le prove di ogni genere e affrontare serenamente la morte e accettare come una grazia queste pene temporali; deve impegnarsi attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure le preghiere e le varie pratiche di penitenza:

deve cioè spogliarsi dell‟ ”uomo vecchio” e rivestirsi dell‟ “uomo nuovo” (Ef 4,24).

Nella comunione dei santi – In tutta la Chiesa, quella gloriosa, purgante e peregrinante esiste un vincolo perenne di carità e uno scambio di beni. Il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere più rapidamente e più efficacemente purificato dalle pene del peccato. Questi beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro della Chiesa e sono le preghiere e le buone opere della Vergine Maria e di tutti i santi i quali, seguendo Cristo, hanno santificato la loro vita realizzando, in tal modo, la loro salvezza e hanno cooperato anche alla salvezza dei propri fratelli nell‟unità della Chiesa, corpo mistico di Cristo. Ottenere l’indulgenza di Dio mediante la Chiesa – L‟indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di “legare e sciogliere” accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli apre il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati.

 La celebrazione del sacramento della Penitenza Questa avviene secondo questi momenti:

  • il saluto e la benedizione del sacerdote confessore;
  • la lettura della Parola di Dio per illuminare la coscienza e suscitare la contrizione e l‟esortazione al pentimento;
  • la confessione dei propri peccati da parte del penitente;
  • l‟imposizione e l‟accettazione della penitenza;
  • l‟assoluzione da parte del sacerdote confessore; la lode con rendimento di grazie e il congedo con la benedizione finale del sacerdote.

Suoi fondamenti nell’Economia della salvezza

La malattia nella vita umana – La malattia e la sofferenza possono avere due effetti contrapposti: allontanamento da Dio o ricerca di Dio con un ritorno a Dio.

Il malato di fronte a Dio – Nell‟Antico Testamento, per Israele la malattia è legata, in modo misterioso, al peccato e al male. Nel Nuovo Testamento, con la sua sofferenza e morte, Gesù ha dato un senso nuovo alla sofferenza: può essere configurazione a lui e unirci alla sua passione redentrice, cioè può avere non un effetto di disperazione ma un motivo di salvezza.

Cristo-medico – Il comando di Gesù di guarire gli infermi (Mt 10,8) rivolto agli Apostoli viene ricevuto anche dalla Chiesa che cerca di attuarlo sia attraverso le cure che presta ai malati e sia mediante la preghiera di intercessione con la quale li accompagna.

La Chiesa apostolica conosce tuttavia un rito specifico in favore degli infermi, attestato da S.Giacomo (Gc 5, 14-15) che parla di unzione dei malati con preghiere sul malato da parte dei presbiteri, con il perdono dei peccati del malato. La Tradizione ha riconosciuto in questo rito uno dei sette sacramenti della Chiesa.

Un sacramento degli infermi – Questo sacramento è destinato in modo speciale a confortare i malati ed è stato istituito come tale dal Signore nostro Gesù Cristo. Nel corso dei secoli, il sacramento veniva dato solo a coloro che erano in punto di morte e, per questo motivo veniva chiamato “Estrema Unzione”.

RITO ROMANO DEL SACRAMENTO – Per l‟avvenire la Chiesa ha stabilito quanto segue, per quanto riguarda il rito romano:

- unzione sulla fronte e sulle mani con olio benedetto (olio d‟oliva o altro olio    vegetale) dicendo una sola volta: “Per questa santa Unzione…ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi” (Paolo VI). 

Chi riceve e chi amministra questo sacramento

Possono ricevere questo sacramento sia coloro che sono in fin di vita e sia coloro che incominciano ad essere in pericolo di vita. Si può ricevere di nuovo il sacramento sia nel caso di peggioramento della stessa malattia e sia nel caso di un‟altra malattia. È bene ricevere il sacramento prima di un intervento rischioso.

I ministri del sacramento sono i Vescovi e i presbiteri. I malati devono essere preparati per riceverlo o con l‟assistenza del loro pastore o dalla propria comunità ecclesiale con le preghiere.

 Come si celebra questo sacramento?

La celebrazione del sacramento può essere preceduto dalla Penitenza e seguito dall‟Eucaristia, che dovrebbe essere sempre l‟ultimo sacramento del pellegrinaggio terreno, il “viatico” per il “passaggio” alla vita eterna. Gli elementi della celebrazione sono:

  • imposizione delle mani ai malati, da parte dei presbiteri, i quali pregano sui malati   (Gc 5,15): è l‟epiclesi proprio di questo sacramento;
  • quindi segue l‟unzione con olio benedetto, possibilmente dal Vescovo.

 Gli effetti della celebrazione di questo sacramento

Un dono particolare dello Spirito Santo – La grazia fondamentale di questo sacramento è una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà della malattia; è una grazia che fortifica contro le tentazioni di Satana (scoraggiamento, angoscia di fronte alla morte) e, inoltre, sono perdonati eventuali peccati al malato (Gc 5,15). È una grazia per la preparazione all‟ultimo passaggio, in quanto porta a compimento la nostra conformazione alla morte e alla risurrezione di Cristo, iniziata con il Battesimo. 

Il viatico, ultimo sacramento del cristiano

A coloro che stanno morendo, la Chiesa offre, oltre il sacramento dell‟Unzione degli infermi, anche l‟Eucaristia come viatico (lat. “provvista per il viaggio”): in questo momento è seme di vita eterna e potenza di risurrezione, secondo le parole del Signore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell‟ultimo giorno” (Gv 6,54).  La Penitenza, la santa Unzione e l‟Eucaristia, in quanto viatico, costituiscono, al termine della vita cristiana, i sacramenti che concludono il pellegrinaggio terreno e  preparano alla Patria celeste.

L‟Ordine è il sacramento del ministero apostolico, grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi. Comporta tre gradi: l‟Episcopato, il presbiterato e il diaconato.

 Perché il nome di sacramento dell’Ordine?

La Tradizione, sin dai tempi antichi, chiamava ordines i corpi costituiti dai Vescovi, i presbiteri e i diacono; quindi si aveva l‟ordo (singolare di ordines) episcoporum, presbyterorum e diaconorum, rispettivamente Ordine dei Vescovi, dei presbiteri e dei diaconi. Ma anche altri gruppi, come quelli delle vergini e delle vedove, ricevevano il nome di “ordo”.

L‟integrazione in uno di questi corpi avveniva con un rito chiamato ordinatio, un atto religioso e liturgico che consisteva in una consacrazione, una benedizione o un sacramento. Oggi la parola ordinatio (“ordinazione”) è riservata solo all‟atto sacramentale che integra nell‟Ordine dei Vescovi, presbiteri e diaconi L‟ordinazione è chiamata anche consacratio (“consacrazione”) perché è un‟investitura da parte di Cristo stesso, per la sua Chiesa. Il segno visibile di tale consacrazione è costituito dall‟imposizione delle mani del Vescovo.

 Il sacramento dell’Ordine nell’Economia della salvezza

Il sacerdozio dell’Antica Alleanza – Nell‟Antica Alleanza, il sacerdozio ha avuto inizio con il  rito  della  consacrazione  al  sacerdozio  di  Aronne  e  dei  suoi  figli  (Es 29,1-30). Ma era un sacerdozio che non poteva operare la salvezza perché “È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri [offerti in sacrificio] elimini i peccati” (Eb 10,4). Solo il sacrificio di Cristo avrebbe operato la salvezza degli uomini. Tuttavia, la liturgia della Chiesa vede nel sacerdozio di Aronne e nel servizio dei leviti, scelti da Dio per servizio liturgico, prefigurazioni del ministero ordinato della Nuova Alleanza.

L’unico sacerdozio di Cristo – Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa.

Due partecipazioni all’unico sacerdozio di Cristo – Sia il sacerdozio ministeriale dei Vescovi e dei presbiteri che il sacerdozio battesimale comune dei fedeli partecipano all‟unico sacerdozio di Cristo. Ma differiscono: mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale – con una vita di fede, speranza, carità cioè una vita secondo lo Spirito – il sacerdozio ministeriale o gerarchico è al servizio del sacerdozio comune nel contribuire allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani.

 In persona di Cristo Capo – Nel servizio del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo. È ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell‟Ordine, agisce “in persona Christi Capitis” (“in persona di Cristo Capo”, LG,10). Questa presenza di Cristo nel ministro non garantisce assenza di peccato ed errori nel ministro ma garantisce il frutto della grazia sacramentale che neppure il peccato del ministro può impedire. Il sacerdozio ministeriale è un vero servizio ed ha come modello Cristo, che per amore si è fatto l‟ultimo e il servo di tutti (Mc 10, 43-45; 1Pt 5,3).

“A nome di tutta la Chiesa” – Il sacerdozio ministeriale non ha solamente il compito di rappresentare Cristo, capo della Chiesa, ma agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della Chiesa e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico, come espresso nella Preghiera Eucaristica I: “Padre, noi ti supplichiamo…di accettare…questo santo e immacolato sacrificio…Noi te l‟offriamo …per la tua Chiesa…”. Quindi non sono solo ministri di Cristo ma anche ministri della Chiesa.

 I tre gradi del sacramento dell’Ordine

Questi sono: i due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo, l‟Episcopato e il presbiterato, e il terzo grado, il diaconato, al loro servizio. Tutti e tre i gradi sono conferiti da un atto sacramentale chiamato “ordinazione”, cioè del sacramento dell‟Ordine.

L’ordinazione episcopale-pienezza del sacramento dell’Ordine – Con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’Ordine, quella cioè che viene chiamata sommo sacerdozio, vertice del sacro ministero (LG,21).  La consacrazione episcopale conferisce gli uffici di santificare, insegnare e governare. Quindi i Vescovi sono veri e autentici Maestri della fede, Pontefici e Pastori sostenendo quindi le parti di Cristo, Maestro, Pontefice e Pastore, agendo in sua persona.

Per la consacrazione di un Vescovo è necessaria la partecipazione di più Vescovi per manifestare la natura collegiale dell‟ordine episcopale; inoltre è richiesto un intervento speciale del Vescovo di Roma per rendere visibile il vincolo di comunione delle Chiese particolari, affidate ai Vescovi, nell‟unica Chiesa.

L’ordinazione dei presbiteri-cooperatori dei Vescovi – I presbiteri, in virtù dell‟unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo (LG, 28).

I presbiteri sono consacrati per predicare il Vangelo, guidare i fedeli e celebrare il culto divino.

I presbiteri non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal Vescovo e in comunione con lui.

  I presbiteri, uniti tra loro da intima fraternità sacramentale, formano un unico presbiterio nella diocesi. L‟unità del presbiterio viene espressa nel rito dell‟ordinazione in cui, i presbiteri, dopo il Vescovo, impongono anch‟essi le mani. L’ordinazione dei diaconi – “per il servizio” – I diaconi sono ordinati “per il servizio”. Per la loro ordinazione, solo il Vescovo impone le mani, significando così il vincolo di dipendenza dal Vescovo nei compiti del loro “diaconato”.

Il sacramento dell‟Ordine imprime nei diaconi un sigillo (“carattere”) che non si può cancellare e che configura i diaconi a Cristo, che si è fatto “diacono” cioè servo di tutti (Mc 10,45; Lc 22,27). Compete ai diaconi, tra l‟altro, assistere il Vescovo e i presbiteri nelle celebrazioni dei divini misteri, soprattutto dell‟Eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il Matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità.

Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa latina ha ripristinato il diaconato permanente che può essere conferito anche a uomini sposati.

 La celebrazione di questo sacramento

La celebrazione dell‟ordinazione di un Vescovo, di presbiteri o di diaconi ha luogo preferibilmente la domenica, in cattedrale e ha la medesima configurazione. Il rito essenziale del sacramento dell‟Ordine è costituito, per i tre gradi, dall‟imposizione delle mani, da parte del Vescovo, sul capo dell‟ordinando come pure dalla specifica preghiera consacratoria che domanda a Dio l‟effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni. Fanno seguito altri riti, i seguenti.

Per il Vescovo e il presbitero: unzione del santo crisma, segno dell‟unzione dello   Spirito Santo. Inoltre agli ordinandi sono consegnati:

  • al Vescovo: il libro dei Vangeli, dell‟anello, della mitra e del pastorale, segni, rispettivamente, della sua missione apostolica di annunziare la Parola di Dio,         della sua fedeltà alla Chiesa, sposa di Cristo, del suo compito di Pastore del         gregge del Signore;
  • al presbitero: la patena e il calice, l‟offerta del popolo santo, che egli è chiamato a presentare a Dio;
  • ai diaconi: il libro dei Vangeli, avendo ricevuto la missione di annunziare il Vangelo di Cristo. 

 Chi può conferire questo sacramento?

Poiché il sacramento dell‟Ordine è il sacramento del ministero apostolico, spetta ai Vescovi, in quanto successori degli Apostoli, conferire validamente i tre gradi del sacramento dell‟Ordine.

 Chi può ricevere questo sacramento?

Solo colui che è chiamato da Dio può ricevere il sacramento dell‟Ordine. Chi ritiene di essere chiamato da Dio al ministero ordinato attraverso dei segni, questi segni dovranno essere sottoposti all‟attenzione delle autorità della Chiesa, alla quale spetta la responsabilità e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere l‟Ordine. Nella Chiesa latina, tutti i ministeri ordinati, esclusi i diaconi permanenti, sono scelti tra gli uomini credenti celibi e che intendono conservare il celibato; invece, nelle Chiese Orientali, da secoli, a differenza dei Vescovi, i presbiteri e i diaconi possono essere scelti anche tra uomini sposati.

 Gli effetti del sacramento dell’Ordine

Il carattere indelebile – Il sacramento dell‟Ordine, come il Battesimo e la Confermazione, conferisce un carattere spirituale indelebile e non può essere ripetuto: è un carattere che rimane per sempre.

La grazia dello Spirito Santo – La grazia dello Spirito Santo, propria di questo sacramento, consiste in una configurazione a Cristo Sacerdote, Maestro e Pastore.

Per il Vescovo è una grazia di fortezza per guidare la sua Chiesa, con una predilezione per i poveri, i bisognosi per i malati.

Per i presbiteri è una grazia per un fedele adempimento del loro ministero.

Per i diaconi, è una grazia di sostegno nel servire il popolo di Dio, nel ministero della liturgia, della parola e della carità, in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio

(Lumen Gentium, 29).

Il patto matrimoniale tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento (CIC, canone 1055).

 Il Matrimonio nel disegno di Dio

La Scrittura parla del Matrimonio, della sua istituzione divina (Gen 1,27-28; 2, 18.21-24;

Mt 19, 5-6: “…l‟uomo…si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne…Dunque l‟uomo non divida quello che Dio ha congiunto”) e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine che è la procreazione e l‟educazione della prole (Gaudium et spes, 48).

Il matrimonio nell’ordine della creazione – Dio stesso ha istituito il matrimonio, come detto in precedenza. La Sacra Scrittura afferma che l‟uomo e la donna sono creati l‟uno per l‟altro (“Non è bene che l‟uomo sia solo … e i due saranno una sola carne”, Gen 2, 18-24). Gesù stesso ricorda quale sia stato “da principio” il disegno di Dio Padre, come detto sopra in Mt 19,5-6.

Il matrimonio sotto il regime del peccato – Da sempre l‟unione matrimoniale tra l‟uomo e la donna è minacciata dalla separazione a causa di discordie, infedeltà e gelosia che, secondo la fede, derivano tutte dal peccato. Per cui i coniugi hanno bisogno della grazia di Dio che, nella sua infinita misericordia, non ha loro mai rifiutato: ricordiamo il versetto Gen 3,21: “Il Signore Dio fece all‟uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì”, e questo Dio fece dopo il loro peccato.

Il matrimonio sotto la pedagogia della Legge – La coscienza morale

riguardante l‟indissolubilità del matrimonio si è sviluppata sotto la pedagogia della Legge antica. Vedendo l‟Alleanza di Dio con Israele sotto l‟immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele (Is 54; 62; Ger 2-3; 31; Ez 16; 23), i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ed una intelligenza approfondita dell‟unicità e dell‟indissolubilità del matrimonio. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei

Cantici un‟espressione unica dell‟amore umano, in quanto è riflesso dell‟amore di Dio “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (Ct 8, 6-7).

Il matrimonio nel Signore – Gesù afferma - in Mt 19,5-6 visto in precedenza – l‟indissolubilità dell‟unione matrimoniale. Gesù stesso dona la grazia e la forza per vivere il matrimonio nel segno di Dio. Seguendo Cristo, gli sposi potranno capire il senso originale del matrimonio, cioè la sua indissolubilità, e viverlo con il suo aiuto. È la grazia del Matrimonio cristiano, frutto della croce di Cristo, sorgente di ogni vita cristiana. Anche Paolo, nella sua lettera agli Efesini, invita a una unione di amore tra coniugi come Cristo ha amato la Chiesa (Ef 5,25: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”).

La verginità per il Regno – Fin dall‟inizio della Chiesa, ci sono stati uomini e donne che hanno rinunciato al matrimonio per seguire Cristo e preoccuparsi delle cose del Signore. La verginità è un segno della preminenza del legame con Cristo. Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il Regno di Dio provengono dal Signore stesso. È lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà (Mt 19, 3-12).

 La celebrazione del matrimonio

Normalmente il Matrimonio tra due fedeli cattolici viene celebrato durante la S.Messa, pertanto i futuri sposi dovranno disporsi alla celebrazione ricevendo il sacramento della Penitenza. Con il loro consenso alla loro unione matrimoniale, espresso davanti alla Chiesa, gli sposi rendono valido il sacramento del Matrimonio, secondo il rito latino, mentre nelle Chiese Orientali è necessaria la benedizione dei sacerdoti, Vescovi o presbiteri, per la validità del sacramento. La celebrazione è ricca di preghiere, benedizioni e di epiclesi che chiedono a Dio la sua grazia e la benedizione sulla nuova coppia. Nell‟epiclesi gli sposi ricevono lo Spirito Santo come comunione di amore di Cristo e della Chiesa (Ef 5, 32). È lui il sigillo della loro alleanza, la sorgente sempre offerta del loro amore, la forza in cui si rinnoverà la loro fedeltà.

 Il consenso matrimoniale

La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l‟elemento indispensabile “che costituisce il Matrimonio” (CIC, canone 1057); se manca il consenso, non c'è Matrimonio.

  Il consenso è un atto umano col quale i coniugi accettano di unirsi in Matrimonio. Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna. Se manca tale libertà, il Matrimonio non è valido e la Chiesa, dopo aver esaminato attentamente la situazione tramite il tribunale ecclesiastico, può dichiarare la nullità del Matrimonio e i contraenti sono liberi di sposarsi.

Accolto il consenso degli sposi, il sacerdote celebrante dà la benedizione della Chiesa.

I matrimoni misti e la disparità di culto – Verranno trattati i matrimoni misti tra cattolici e battezzati non cattolici e matrimoni con disparità di culto tra cattolici e non battezzati.

Nella diversità di confessione fra coniugi, ciascun coniuge può vivere la propria fedeltà a Cristo secondo la propria confessione, senza alcun problema.

Possono sorgere problemi soprattutto a proposito dell‟educazione dei figli.

Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell’espressa licenza dell‟autorità ecclesiastica. In caso di disparità di culto è richiesta, per la validità del matrimonio, un‟espressa dispensa dall‟impedimento (CIC, canone 1086) e la parte cattolica deve conservare la propria fede e assicurare il Battesimo e l‟educazione dei figli nella Chiesa cattolica.

 Gli effetti del sacramento del Matrimonio

Dalla valida celebrazione del Matrimonio sorge tra i coniugi un vincolo di sua natura perpetuo ed esclusivo e, inoltre, nel Matrimonio cristiano i coniugi vengono come consacrati da uno speciale sacramento.

Il vincolo matrimoniale – Il vincolo matrimoniale è stabilito da Dio stesso

(“l‟uomo non divida quello che Dio ha congiunto”, Mc 10,9). Pertanto non può mai essere sciolto il Matrimonio concluso e consumato tra battezzati.

La grazia del sacramento del Matrimonio – La grazia propria del sacramento del Matrimonio perfeziona l‟amore dei coniugi, rafforza la loro unità indissolubile, si aiutano reciprocamente per raggiungere la santità nella vita coniugale, nell‟accettazione e nell‟educazione dei figli.

 I beni e le esigenze dell’amore coniugale

L‟amore coniugale esige l‟indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre sulla fecondità.

L’unità e l’indissolubilità del Matrimonio – L‟amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l‟unità e l‟indissolubilità della loro comunità di persone che abbraccia tutta la loro vita. Essi sono chiamati a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale. Questa comunione umana è purificata e condotta a perfezione mediante la comunione in Cristo Gesù donata dal sacramento del Matrimonio. Essa si approfondisce mediante la vita di comune fede e mediante l‟Eucaristia ricevuta insieme.

La fedeltà dell’amore coniugale – L‟unione coniugale, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano la indissolubile unità (Gaudium et spes, 48). Gli sposi sono abilitati dal sacramento del Matrimonio a rappresentare la fedeltà di Dio alla sua Alleanza e la fedeltà di Cristo alla sua Chiesa, e a darne testimonianza.

I divorziati cattolici, risposati civilmente, non possono accedere alla Comunione eucaristica finché dura questa situazione e non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali.

I cristiani che vivono in questa situazione ma che osservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, non devono sentirsi separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati. Sarà premura dei sacerdoti e delle comunità curare tutto questo.

L’apertura alla fecondità – L‟istituto stesso del matrimonio e l‟amore coniugale sono ordinati alla procreazione e all‟educazione della prole. Lo stesso Dio disse: “Crescete e moltiplicatevi” (Gen 1,28). La fecondità dell‟amore coniugale deve estendersi e dare frutti anche nella vita morale, spirituale, in opere di carità, da trasmettere anche ai loro figli, eventualmente, attraverso l‟educazione. Quest‟ultimo tipo di fecondità possono produrla anche i coniugi senza figli.

 La Chiesa domestica

Fin dalle sue origini, il nucleo della Chiesa era spesso costituito da coloro che, con tutta la loro famiglia, erano divenuti credenti (At 18,8). Oggi le famiglie credenti sono molto importanti, come focolari di fede vera e irradiante. È per questo motivo che il Concilio Vaticano II chiama la famiglia “Ecclesia domestica” – Chiesa domestica”(Lumen Gentium,11).

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